Problema Ungulati

L’indagine svolta da Natech per verificare le potenzialità di mercato del dispositivo ad ultrasuoni parte da un dato certo. Le popolazioni degli ungulati selvatici sono da alcuni anni in continua fase di incremento in Italia e in Europa sia per quanto riguarda la distribuzione, sia per le consistenze. Se da un lato questa situazione ha consentito un arricchimento complessivo degli ecosistemi dall’altro ha causato una crescente interazione di questa specie con le attività umane. Il problema dei danni alle coltivazioni arrecati dagli ungulati sta assumendo una rilevanza notevole soprattutto per l’impatto economico che ne deriva. Ad oggi il problema dei danni alle coltivazioni, arrecati dagli Ungulati in particolare, sta assumendo una rilevanza notevole a livello nazionale soprattutto per l’impatto economico che ne deriva. Secondo le stime per il 2004 fornite dalla Banca Dati Ungulati (Carnevali et al., 2010) il totale degli indennizzi erogati ammonterebbe a circa 8.900.000 € per i danni da Ungulati; tuttavia, dai dati a disposizione sulla differenza tra importo accertato e importo liquidato emerge che in media nel 2004 la cifra risarcita è risultata pari all’85,56% del danno accertato. Considerando tale percentuale ed estrapolandola a livello nazionale, la cifra complessiva accertata per i danni da Ungulati durante il 2004 non sarebbe inferiore a circa 10.300.000 euro. Secondo una più recente stima basata su dati Eurispes, solo in Italia i danni causati dalla fauna selvatica ammontano a circa 70 milioni di Euro l’anno, di cui circa 58.000.000 causati da ungulati. Analizzando l’impatto delle singole specie emerge che il 70% dei danni sono imputabili al cinghiale, circa il 20% è causato da capriolo e cervo e il restante 10% da altri animali. Considerando il solo settore agricolo italiano notiamo che le tre colture più attaccate rappresentano il 72,10% dell’intera produzione nazionale (viti, cereali, oleoproteaginose) con una superficie totale in produzione di 2.300.903 ettari (fonte Istat, 2013). Un altro settore agricolo fortemente a rischio è quello delle produzioni orticole. Dati Istat del 2013 rilevano in Italia una superficie di coltivazione ad ortaggi in piena aria pari a 418.852 ettari, anche questi fortemente attaccati da cinghiali e caprioli che provocano danni ingenti in quanto i prodotti, anche se non vengono completamente mangiati, non sono più considerati vendibili nei mercati ortofrutticoli e negli scaffali della Grande Distribuzione alimentare. Per diverse ragioni, da qualche anno, gli ungulati si spingono anche all’interno di aree abitate di campagna o addirittura all’interno delle città attaccando piccoli orti, giardini e devastando prati in cerca di invertebrati (lombrichi) e dall’acqua o umidità durante il periodo estivo. Per questi motivi risultano particolarmente attaccati una buona parte dei 408 campi da golf della Federazione Italiana Golf. La pericolosità di questi animali a contatto ravvicinato con gli umani ha portato a diverse morti negli ultimi anni come ben documentato dalle cronache giornalistiche anche nel settore della viabilità stradale. I casi di collisione tra veicoli e fauna selvatica rappresentano un fatto di dimensioni ragguardevoli in tutto il nostro Paese costituendo circa il 2% degli incidenti totali. Nel 2-5% dei casi con feriti, nello 0,03-0,5% dei casi con morti tra gli occupanti (nel periodo 1995-2000 vi sono state 76 vittime) e migliaia di feriti. Nel primo semestre del 2017, ad esempio, in Italia si sono verificati 75 episodi rilevanti, per un totale di 10 vittime e 91 feriti gravi. Il 45% dei veicoli coinvolti in incidenti con ungulati risulta seriamente danneggiato con una media di circa 2.000 Euro per autovettura.

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Tecnologia

Gli Escape sono pensati per la protezione di grandi superfici come vigneti, campi da golf, orticole ma anche per piccoli prati orti e giardini . A bordo di questi dispositivi è installato un sensore in grado di rivelare la presenza degli animali ed un generatore di ultrasuoni in grado di respingere gli ungulati (cinghiali, caprioli e daini), inoltre sugli Escape Plus sarà presente una centralina di diagnostica che controlla lo stato del corretto funzionamento del dispositivo e il livello di carica delle batterie. I dati raccolti verranno inviati tramite rete wireless a basso consumo energetico ad un gateway consentendo la gestione in tempo reale sul funzionamento del dispositivo tramite interfaccia web (su computer, smartphone, tablet, ecc..). L’Escape Plus non necessita di allaccio alla rete elettrica in quanto dotato di alimentazione autonoma tramite “Energy Harvesting” mediante pannello fotovoltaico e batteria tampone per una autonomia di 48 ore mentre il Basic sarà collegato alla rete elettrica. Al fine di evitare pericoli di assuefazione degli animali l’emissione sonora è random e comprende una pluralità di onde a diversa frequenza così da definire un’emissione polifonica che determina un effetto di dissonanza fortemente fastidioso per gli animali.

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Ricerca

Per la realizzazione del progetto Escape (Plus e Basic) sono stati necessari tre anni di progettazione e ricerca, che si è svolta presso i laboratori del CNIT (UdR Università di Pisa – Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione) e la sperimentazione in ambiente controllato che è stata effettuata nel Parco Regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli a Pisa e in campo presso prestigiose aziende vitivinicole del Chianti senese fiorentino. Il dispositivo realizzato ha dato ottimi risultati sia in termini di efficacia sia in termini di affidabilità e i test effettuati hanno dimostrato che le diverse specie di ungulati (cinghiali, caprioli e daini) non mostrano sintomi di abitudine all’ultrasuono neanche dopo diversi mesi di sperimentazione. Il team di ricerca si è avvalso del contributo di faunisti, bioacustici, veterinari e biologi afferenti a diversi Dipartimenti universitari italiani.

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